Marketing strategico o marketing operativo: digital o non digital?

Ecco le fondamenta di un Piano di Digital Marketing di Successo

Nello scorso articolo Che cos’è un Piano di Digital Marketing, ho definito un Piano di Marketing come: “La strategia per moltiplicare, nello spazio e nel tempo, lo scambio di valore con prospect e clienti ottenuto grazie al metodo di persuasione ideato (dal marketing).”

Si chiudeva con una domanda circa il senso e l’utilità di realizzare un Piano di Digital Marketing che non fosse parte di un Piano di Marketing tout court.

Digital e non digital. Online e offline. Penso che le due realtà acquistino vero e concreto significato quando riusciamo a viverle e strutturarle con coerenza e con attenzione ai punti di contatto e di scambio.

Ecco la mia risposta alla questione posta.

Qualunque Piano di Marketing, digital o non digital è fatto di due grandi aree:

  • l’area della strategia (marketing strategico),
  • l’area dell’operatività (marketing operativo).
  • L’area strategica di un Piano di (Digital) Marketing
  • La prima area, quella della strategia, riguarda sostanzialmente il posizionamento del brand.

Credo che qui sta la vera essenza del marketing strategico  “il metodo che un soggetto utilizza per persuaderne un altro ad effettuare uno scambio di valore ed a ripeterlo nel tempo”.

Quindi, da un lato, lo studio delle caratteristiche differenzianti del prodotto o servizio, lo studio del settore, lo studio del target e del singolo cliente, dall’altro la definzione della comunicazione strategica per veicolare il messaggio di uncità e valore per i clienti.

In questa prima fase le differenze fra digital e non digital sono irrilevanti, riguardano aspetti marginali e quindi la distinzione fra Piano di Marketing e Piano di Digital Marketing non ha senso; si tratta di un’area che è in comune ai due mondi e che, qualunque sia la finalità o il titolo del Piano, deve essere realizzata.

Anche se il prodotto o il servizio stesso sono a loro volta digital o non digital.

Tanto che il Piano di Marketing riguardi un olio di oliva biologico, quanto che si tratti di una piattaforma freemium per tennisti e istruttori, non cambia la natura dei ragionamenti e delle analisi da compiere nella parte strategica del Piano.

L’area operativa di un Piano di Digital Marketing

La seconda area è quella dedicata al chi fa cosa, dove, come, quando e con quali obiettivi.

Siamo nella parte più legata alla parola “Piano”, quella del marketing operativo.

In questo caso la connotazione di “Digital” crea e motiva la differenziazione.

Quando parliamo di Digital il contesto è il web e gli strumenti e le competenze sono quelle del web marketing.

Contesto e strumenti quindi diversissimi per tecnica, spirito, investimenti e risultati, da tutto quello che avviene offline.

Da un lato il mondo tradizionale della pubblicità, dei media convenzionali e dei riti della comunicazione, dall’altro il mondo del web, non canale e non media, ma sistema, dove strumenti, tecniche e modalità sono completamente diversi e specifici.

Si, il vero senso di un Piano di Digital Marketing si trova nella parte operativa, quella del fare, quella dove si crea e realizza “la strategia per moltiplicare, nello spazio e nel tempo, lo scambio di valore con prospect e clienti”.

In un Piano di Digital Marketing trovano posto:

L’analisi del settore specifico sul web, l’analisidei dei competitors e quella delle abitudini dei clienti

Obiettivi

Le azioni che intendo compiere in termini di:

  • costruzione di asset (sito, e-commerce, blog, ecc)
  • SEO, su asset e su link buiding
  • creazione e pubblicazione di contenuti (cosa, sui social, sul blog, sul sito, ecc)
  • advertising su social e su motori di ricerca
  • ricerca e sviluppo (nuovi tools, cms, crm, ecc.)
  • sistema di controllo (analytics, insigts, ecc.)

Le risorse necessarie:

  • Umane (web designer, digital strategist, copywriter, e-mail marketer, social media manager, system integrator, ecc)
  • Economiche e finanziarie
  • Strumentali (tools vari, cms, crm, ecc.)
  • Facilities (immobili, computer, mezzi, ecc.)
  • Conto economico e cash flow

Tutto qui.

In sintesi, secondo il mio punto di vista, realizzare un Piano di Digital Marketing significa:

  • definire in ogni dettaglio il brand positioning del prodotto o servizio o azienda (marketing strategico),
  • definire in ogni dettaglio come promuovere sul web l’idea delineata dal marketing strategico (marketing operativo).

Fonte: http://www.movi-menti.it/blog/marketing-strategico-o-marketing-operativo-digital-o-non-digital/

La contrattazione in azienda fa bene alla produttività

Contrattazione decentrata e produttività

La contrattazione decentrata di bonus legati a guadagni di produttività è ancora limitata nelle imprese italiane. Oltre alla dimensione aziendale, sono un freno anche le scarse competenze manageriali. I recenti incentivi fiscali previsti dal governo per i premi di risultato e la partecipazione agli utili dell’impresa nascono proprio dall’esigenza di stimolare guadagni di produttività, correggendo così le miopie manageriali ed evitando la penalizzazione di un doppio livello contrattuale, con premi aziendali non sempre ancorati a effettivi incrementi di produttività. Ma qual è il contributo che può dare la contrattazione di bonus legati ai risultati di impresa? E qual è il ruolo delle rappresentanze dei lavoratori? Un nostro studio dà una risposta utilizzando i dati Isfol per il 2005, 2007 e 2010 relativi a un campione rappresentativo di tutte le imprese operanti nel settore privato extra-agricolo. Le informazioni si riferiscono alle aziende di ogni fascia dimensionale e hanno il vantaggio di monitorare anche la realtà della microimpresa. Gli effetti attesi non sono scontati. I premi possono indurre un maggiore impegno, attrarre e trattenere i lavoratori più qualificati e stimolare l’acquisizione di competenze specifiche richieste dall’impresa. Però, specie nel caso di bonus collettivi, possono anche generare comportamenti opportunistici (il singolo, confidando nell’impegno degli altri, può limitare quello suo individuale). I lavoratori potrebbero poi appropriarsi interamente dei guadagni di efficienza negoziando elevati aumenti salariali e comprimendo i margini di profitto. Quale effetto è stato prevalente nello scenario italiano? Il pagamento dei premi sulla media di produttività e salari è stato positivo e significativo. Ciò è confermato anche quando cerchiamo di depurare le stime dai possibili effetti di endogeneità (potrebbero essere le imprese ad alta produttività o a bassa produttività ad auto-selezionarsi nella scelta di introdurre il bonus salariale). Emerge anche che le eterogeneità contano. Sono le imprese con le peggiori e migliori performance a trarre i maggiori vantaggi. Le imprese nelle parte bassa della distribuzione della produttività sembrano utilizzare in modo più appropriato la contrattazione incentivante per recuperare margini di efficienza. Per le migliori, con risultati di produttività superiori alla mediana, la maggiore efficacia degli incentivi potrebbe invece dipendere dalla qualità dell’impresa, dal suo modello di gestione delle risorse umane e dalle sue capacità di usare nel modo migliore gli schemi incentivanti. Si tratta di schemi dalle alte potenzialità, ma che richiedono una attenta progettazione e sono costosi da adottare. Insomma, le necessità delle prime e le possibilità delle seconde spiegherebbero l’andamento a U che assume il ruolo dei premi sulla produttività del lavoro.

Salari e sindacati

La componente salariale non assorbe interamente i guadagni di efficienza e quindi il premio di risultato ha contribuito alla crescita della produttività del lavoro in misura maggiore di quanto abbia contribuito alla crescita dei salari, favorendo così un recupero dei margini di competitività. Quali sono i risultati per le sole imprese sindacalizzate? L’effetto medio del premio di risultato è positivo e significativo e l’eterogeneità discussa sopra persiste. Ciò conferma l’intuizione che la crescita della produttività dipende dal comportamento cooperativo degli individui nell’ambiente di lavoro. A sorpresa, il cuneo positivo che si genera tra produttività del lavoro e salari medi a seguito del pagamento dei premi è perfino maggiore nelle imprese sindacalizzate rispetto a quelle dell’intero campione. Sembra quindi che negli ultimi anni le rappresentanze dei lavoratori abbiano accettato politiche di moderazione salariale così da proteggersi dalle fluttuazioni occupazionali. Negoziando salari inferiori alla dinamica della produttività si è pagato un “premio di assicurazione” per la sicurezza del lavoro. Le rappresentanze dei lavoratori del settore privato non sono state quindi di ostacolo al recupero di margini di efficienza. Semmai sono le miopie e inadeguatezze di un management poco istruito e designato per via ereditaria, e non per meriti, ad avere caratterizzato le imprese di cattiva qualità, che poco e male hanno sfruttato le opportunità offerte dall’adozione di premi salariali in grado di “ripagare” se stessi.

Fonte: Lavoce.info

Gli stili di comportamento della comunicazione

Uno degli studi più interessanti relativi alla comunicazione è quello derivante dall’analisi transazionale che identifica differenti stili di comportamento che ognuno di noi potrebbe utilizzare a seconda delle situazioni e degli interlocutori. Non si tratta quindi di caratteristiche personali, ma di peculiarità dei comportamenti nell’attività del comunicare. E’ naturale che alcune caratteristiche a livello di personalità possano portare a produrre più frequentemente l’uno o l’altro comportamento, ma ciò non deve trarre in inganno, in quanto se una persona ha uno stile che gli risulta “più naturale”, può comunque imparare a monitorare i propri comportamenti e modificarlo se necessario. E’ utile apprendere la distinzione fra comportamenti di comunicazione, poiché riconoscendo, in noi stessi o negli altri, lo stile di quel momento e di quella occasione possiamo governare meglio il processo comunicativo.

Lo stile è pertanto il modo in cui una persona interagisce, il comportamento che una persona tiene durante la comunicazione. Svolge tre funzioni principali:

  • dà un messaggio circa il contenuto,
  • crea un’identità comunicativa,
  • dà forma all’interazione evidenziando gli aspetti di relazione.

Si possono distinguere quattro stili di comportamento, partendo dagli atteggiamenti che definiscono il valore che viene attribuito da ciascuno di noi a se stesso (io sono ok quindi io valgo, io non sono ok quindi non valgo) e agli altri (tu sei ok quindi tu vali, tu non sei ok quindi non vali).

Gli stili di comportamento della comunicazione

Chi adotta un comportamento aggressivo (lo “schiacciasassi”) tende ad imporsi, a dominare e a svalutare gli altri. Il presupposto su cui si basa il comportamento aggressivo è quello della ridotta importanza dell’altro; esiste quindi un egocentrismo che porta ad una eccessiva autostima. Alla base di questo tipo di comportamento vi potrebbero essere anche delle componenti d’ansia che portano ad una forte ostilità verso gli altri.

Il comportamento passivo (adottato dal “sottomesso”) è dominato dagli altri e tende a subire. Di solito ha un’elevata “ansia sociale”, non riuscendo ad esprimere adeguatamente i propri bisogni e le proprie esigenze. Ottenendo il consenso di tutti ed evitando qualsiasi forma di contrasto con gli altri riduce l’ansia, ma finisce col limitare notevolmente la sua capacità dì azione.

Chi adotta un comportamento manipolativo (il delinquente inesperto), tende a modificare la comunicazione volendo ottenere dall’altro ciò che gli è utile (anche a danno dell’interlocutore). Questo però determina nella totalità dei casi una comunicazione poco efficace e quindi le ripercussioni sono negative per entrambi (logica distruttiva della relazione).

L’assertività (adottata dall’ ”amatissimo”) è da considerarsi molto distante dagli stili visti in precedenza. E’ la capacità, in una qualsiasi situazione, di riuscire a  definire chiaramente la nostra posizione, a renderla nota, a difenderla senza aggressività, ammettendo posizioni differenti da parte del nostro interlocutore. Con essa, quindi, si permette all’individuo di esprimere le proprie opinioni, le proprie emozioni e di impegnarsi a risolvere positivamente le situazioni e i problemi; questo stile è caratterizzato dalla voglia di collaborare, di generare valore per tutti gli interlocutori.

Fonte: Pdfor.com

 

 

 

Ricerca etnografica e ricerche di mercato: l’antropologia del consumo

La ricerca etnografica è un metodo di ricerca ideato dall’antropologia ottocentesca che si basa sull’osservazione partecipante.

Questo metodo, quando ideato, prevedeva che l’antropologo si calasse completamente nella comunità oggetto di studio, capendone meccanismi e dinamiche interne, provando ad entrare “nella testa delle persone” per spiegarne i comportamenti.

Inserendo queste metodologie all’interno delle tecniche di ricerche di mercato lo scopo rimane pressappoco lo stesso: entrare “nella testa dei consumatori” per spiegarne i comportamenti, le scelte prese tra gli scaffali dei supermercati, ad esempio.

In cosa consiste la ricerca etnografica?

La ricerca etnografica come tecnica di ricerca di mercato si basa sull’analisi da parte del ricercatore delle dinamiche simboliche e relazionali osservate in specifici contesti di uso e consumo.

Osservare analiticamente il consumo e le modalità di consumo di gruppi e comunità, più o meno grandi, più o meno strutturate, può fornire alle aziende dati qualitativi importati per migliorare, riformulare o pubblicizzare al meglio i propri prodotti.

Questo tipo di osservazione, che prende in prestito dall’antropologia l’aggettivo “partecipante” necessita appunto che il ricercatore si immerga nel contesto di analisi, familiarizzi con questo e ne diventi parte, in modo che le informazioni che reperirà verranno raccolte ed elaborate in maniera più naturale,spontanea e quindi più fedele alla realtà.

Dove, come e quando

I contesti legati al consumo in cui il ricercatore andrà a inserirsi possono essere svariati: da un punto vendita monomarca, un grosso supermercato, fino a una strada del centro.

Qualunque luogo dove si possano osservare i “consumatori in azione” sarà adatto a questo tipo di ricerche.

L’osservazione del ricercatore potrà inoltre essere supportata dalla tecnologia, fotocamere e videocamere, per rendere il lavoro documentale ancora più attento e preciso.

Spesso i risultati raccolti sono poi integrati da quelli ottenuti con altri metodi di ricerca.

Anche per quanto riguarda la durata dell’indagine, questa potrà essere estremamente variabile.

Dipenderà sicuramente dalla complessità dei dati da raccogliere e dal numero di variabili da tenere in conto durante l’analisi qualitativa delle testimonianze raccolte.

Fonte: Testpoint.it

Ottimizzare il tasso di conversione: i consigli di Adam Singer

Questa è la traduzione di un articolo di Adam Singer a seguito del suo intervento al Search Engine Strategies di San Francisco.

Il tasso di conversione medio di un sito web è il 3% ma ci sono numerosi siti che convertono al 10% o anche più. Cosa stanno facendo di giusto costoro che gli altri continuano a sbagliare ?

Bryan Eisenberg, autore di successo del  New York Times, ha fatto una presentazione sui segreti dei migliori siti che convertono e come anche voi possiate ottenere un alto tasso di conversione. Eccone un riassunto.

In cosa consiste esattamente il tasso di conversione ?

Il tasso di conversione misura la vostra capacità di convincere i visitatori a prendere le decisioni che voi volete che prendano. E’ un riflesso dell’efficacia del vostro marketing e della soddisfazione del cliente.

Per raggiungere i vostri obiettivi di marketing, i visitatori devono raggiungere il loro obiettivi.

Nessuno dovrebbe accontentarsi di un tasso inferiore al 10%. Guardando al vertice delle prestazioni, molti hanno un tasso di conversione mensile superiore al 15%.

Cosa fanno che voi non fate ?

Molto semplicemente tantissimi siti fanno schifo  (Well, the reason is everybody’s website sucks. – la traduzione è fedele). Non ci sono mai abbastanza risorse per farli bene.

L’aumento del tasso di conversione è sia facile che difficile. Il processo in se non è così misterioso. Per analogia, considerate come si diventa il miglior giocatore di basket al mondo. Per farlo, c’è un percorso segnato: la pratica e la dedizione accompagnata alla pazienza. Michael Jordan non è diventato il più grande senza la pratica costante.

Il cambiamento del vostro sito dovrebbe diventare parte del vostro metabolismo  d’impresa.

I tre principi di base che impattano sulla conversione sono:

  • Pertinenza
  • Credibilità
  • Navigazione

In questa prospettiva, ecco i 21 segreti  per ottimizzare la conversione.

Comunicare la proposizione unica di valore e la proposizione unica della campagna.

Non c’è nessun prodotto, nessun marchio conosciuto universalmente. Se i clienti non trovano almeno una ragione per comperare, se ne vanno.

Le offerte devono essere convincenti e pertinenti.

Capire quali sono le offerte che motivano realmente i vostri clienti e fornirle loro.

Rafforzare l’offerta sull’insieme del sito.

Ogni pagina deve seminare l’offerta e dovreste assicurarvi che l’offerta sia convincente.

Tenere in sospeso, conservare la similitudine tra le pagine per assicurarsi di non perdere visitatori.

Un marketing efficace mantiene la coerenza e gli elementi devono essere connessi dentro un processo. Se quindi avete un certo tipo di design sulla pagina dovrebbe ritrovarsi nella tappa successiva del processo di conversione.

Capire il processo di acquisto del cliente.

Esaminare  i problemi che i clienti pongono di fronte ad un acquisto ed affrontarli con molta chiarezza

I vostri clienti sono diversi tra loro.

Persone diverse prendono decisioni differenti: alcune persone usano più il loro emisfero sinistro, altre il destro del loro cervello. Chi è più logico e chi più emozionale. Gli individui costruiscono dei modelli predittivi.

Non ci sono ottimizzazioni frammentarie.

Questo è quello che promettono i venditori di utilità per condurre test a multi varianza. In molti casi è  un approccio parziale. Consideriamo 4 tipi di persone:

  • Spontanei – ricercano i migliori venditori
  • Sensibili alle opinioni – fanno attenzione ai commenti
  • Metodici – ricercano per genere
  • Competitivi – utilizzano molto la ricerca

Una volta che avete compreso i vostri clienti, potrete testare più efficacemente. Va testato l’impatto, senza variazione.

Comprendere il social commerce: utilizzare la voce dei clienti

Amazon è un esempio eccellente: Amazon si appoggia ai clienti per promuovere i propri prodotti.

Usare le opinioni dei clienti per migliorare la navigazione: recensioni,commenti, ordina i prodotti per recensione, ecc. Tutto questo può aumentare i tassi di conversione.

Usare il commercio sociale per le conversioni.

Usare il commercio sociale per la aumentare la credibilità.

Usare il commercio sociale per avere le opinioni e la prova degli utenti.

Le prove degli utenti hanno spesso un costo proibitivo, ma oggi sono alla portata di tutti.

Utilizzare i principi della persuasione, come la scarsità, la reciprocità, l’autorità, la coerenza, consenso, il gusto e l’urgenza.

Ricordate di usare la vostra pagina di ringraziamento per fare una promozione incrociata in modo pertinente.

Usare dei form attraenti.

Tutto si può fare per creare un form che non assomigli ad un modulo amministrativo..

Non forzare le persone a registrarsi sul vostro sito per fare acquisti, utilizzare meglio altri metodi.

Fornire garanzie precise sulle azioni.

Un cliente perde ogni voglia di acquistare se si aspetta a rispondere a lungo alla sua mail….

Dare informazioni chiare nel corso del processo di acquisizione del cliente

Gli utenti devono sapere quello che ottengono ad ogni passo del loro percorso: è il modo migliore per tenere l’attenzione e per proseguire il loro percorso di acquisto.

Usare le email di anteprima e di conferma.

Fare esperienza nella gestione del budget.

Molti sono quelli che non hanno problemi di traffico, ma problemi di conversione. Darsi quindi il tempo per costruire una migliore esperienza del cliente. Il segreto di Amazon sta nel fatto che hanno continuamente test in esecuzione sul loro sito web e che tengono moltissimo alla esperienza del cliente.

Usare un sistema di priorità.

Se si dispone di un elenco di 75 voci da migliorare su un sito web, semplicemente ciò che si pensa non è necessariamente la più alta priorità.

Prendere decisioni guidati dai dati.

Il segreto del lavoro di analisi è quello di creare una lista delle cose da fare. Mettere a disposizione le risosrse necessarie per realizzare le ottimizzazioni.

Reagire in fretta.

L’unica cosa che conta sul web è la sua capacità di cambiare le cose in fretta. L’esecuzione non è un evento, è uno stile di vita.

Fonte: Giovannicappellotto.it

Soluzione Rollup DGPrinter

DGPrinter realizza e stampa espositori Roll-up di vari formati per uso interno es esterno. Gli espositori Rollup DGPrinter sono una soluzione comoda ed elegante per una comunicazione visiva di notevole impatto. Gli espositori Rollup sono pratici e robusti e sono caratterizzati da una consistenza adatta a durare nel tempo.  Puoi utilizzare gli espositori Rollup per la tua fiera di settore, per arredare un tuo stand, il tuo negozio o direttamente all’interno della tua azienda. DGPrinter presenta delle soluzioni di stampa Rollup di due formati: Espositori Rollup di dimensione 85 cm x 200 cm ed Espositori Rollup un po’ più grandi di dimensione 100 cm x 200 cm. All’interno di entrambi i formati è possibile acquistare la stampa con l’espositore incluso (per entrambe le opzioni di formato 85×200 e 100×200) oppure solamente il servizio di stampa (con espositore escluso). Con la soluzione Espositori Rollup DGPrinter sarà possibile scegliere il prodotto che più si avvicina alle tue esigenze. DGprinter per le soluzioni RollUp con espositore offre anche il servizio di montaggio che può essere selezionato all’interno della pagina di acquisto degli espositori. Il prezzo è davvero competitivo. Affrettati.

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Chi lavora 8 ore in ufficio deve fare almeno 1 ora di movimento al giorno

Stare fermi e seduti fa male alla salute. Serve almeno un’ora di attività fisica al giorno per contrastare i danni causati da 8 ore giornaliere di sedentarietà, quelle comunemente trascorse al lavoro. Non serve scatenarsi in palestra, ma basta anche fare una passeggiata a ritmo sostenuto.
E’ la conclusione a cui è giunto un nuovo studio condotto su oltre un milione di persone e pubblicato sulla rivista The Lancet, che smentisce le linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che consigliavano almeno 150 minuti di esercizio a settimana.
LO STUDIO – Un gruppo di ricercatori internazionali guidati dalla Scuola norvegese di Scienze sportive e dalla Cambridge University (Gb) ha scoperto che il rischio di morire è del 9,9% per chi rimane seduto per 8 o più ore al giorno e fa poco esercizio fisico, rispetto al 6,8% di coloro che stanno alla scrivania per meno di 4 ore al giorno e fanno almeno un’ora al giorno di attività quotidiana. Gli esperti hanno seguito i pazienti in un periodo fra i 2 e 18 anni e hanno anche scoperto che l’aumento del rischio di morte associato alla sedentarietà può essere letteralmente cancellato con un minimo di un’ora di attività fisica al giorno.
UN COSTO PER L’ECONOMIA MONDIALE – Lo studio ha inoltre stimato che la sedentarietà costa all’economia mondiale di oltre 67,5 miliardi di dollari annui in spese sanitarie e perdita di produttività, con un peso maggiore a carico dei paesi ad alto reddito. Anche se ci sono stati progressi nello sviluppo di politiche nazionali contro la sedentarietà, troppo spesso non vengono messe in pratica: lo dimostra il 23% della popolazione adulta mondiale e l’80% degli adolescenti che nel 2015 non ha rispettato le raccomandazioni dell’Oms di 150 minuti di attività fisica a moderata intensità. Raccomandazioni tra l’altro più basse rispetto ai 60-75 minuti al giorno che emergono dall’analisi.
Fonte: quifinanza.it

Alla scoperta del villaggio di Braccio di Ferro a Malta

Il villaggio di Popeye è situato sull’isola di Malta, nel Mar Mediterraneo. Si tratta di un gruppo di edifici diroccati e caratteristici che si trovano nella parte nord occidentale di Malta , e più precisamente nella Baia di Anchor, a pochi chilometri distanza dal villaggio di Mellieha (Mellea).
Questo sito fu costruito come set per il film dedicato a Braccio di Ferro, interpretato da Robin Williams. Oggi funge da museo aperto ed è aperto al pubblico dal lunedì alla domenica, dalle ore 9.30 di mattina alle ore 5.30 del pomeriggio. Il weekend è logicamente più affollato.
Il villaggio di Popeye a Malta è una delle attrattive più famose e visitate dai turisti che ogni anno si recano a trascorrere le vacanze sull’isola. Una volta conclusa la produzione del fil in questo villaggio sono state aggiunte altre attrattive dedicate alle famiglie che viaggiano con bambini e ragazzi.
Varie case gioco, musei e spettacoli creati apposta per loro. Inoltre i bambini possono farsi fotografare con gli animatori travestiti come i personaggi di Walt Disney: Popeye, Olivia, Bluto e Poldo. Sicuramente uno dei villaggi da favola in Europa.
In mezzo al Villaggio di Popeye a Malta c’è una sala di proiezione dove i visitatori possono vedere filmati audiovisivi riguardanti la produzione del film. Inoltre vengono organizzati pranzi e cene di gruppo in alcuni periodi dell’anno. Nei giorni di buon tempo è possibile fare un giro in barca nella Baia di Anchor e ammirare il panorama da un altro punto di vista. Servizi di intrattenimento, spettacoli con i burattini e personaggi della serie di Popeye vi stanno aspettando.
I turisti lamentano il fatto che l’ingresso sia molto caro, ma guardando il parco di divertimenti per intero, 15 euro un’esagerazione. Ci si può sedere mentre i bambini giocano e mangiarsi un gelato o farsi uno spuntino nella tavola calda che si trova all’interno del Villaggio di Popeye. Sarà sicuramente una piacevole e divertente cosa da fare insieme ai propri figli durante le vacanze. Nel prezzo sono comprese cartoline gratuite, corso di minigolf, entrata al cinema, lettini, ombrelloni e docce. Si possono utilizzare i giochi acquatici, i trampolini per i tuffi e la Splash Pool. Il luogo perfetto per passare un pomeriggio con i piccoli.
Fonte: siviaggia.it

 

Tappa a Brescia per il Festival Show, il festival itinerante della musica

Sul palco le star della musica italiana e internazionale – 17^ edizione
Il 29 luglio arriva a Brescia un nuovo appuntamento con Festival Show, il festival itinerante dell’estate italiana che porta sul palco i big della musica accompagnati dall’orchestra e dal corpo di ballo!

Sul palco si esibiranno: Dolcenera, Al Bano, Marco Carta, Dear Jack con il nuovo cantante Leiner Riflessi, Bianca Atzei, Irama e i fenomeni del web Ciuffi Rossi e Il Pagante. La tappa di Brescia, l’unica in Lombardia, accoglierà il pubblico nel Piazzale Miro Bonetti in un evento organizzato in partnership con il centro commerciale Freccia Rossa e sarà condotta da Adriana Volpe, affiancata da Paolo Baruzzo che da sempre è protagonista della kermesse. Festival Show 2016 raggiungerà otto città d’Italia e si concluderà il 13 settembre all’Arena di Verona. Quest’anno è condotto da Adriana Volpe e Lorena Bianchetti che si alternano nelle date. Gli artisti sono accompagnati dal corpo di ballo guidato da Etienne Jean Marie e da 11 elementi dell’Orchestra Ritmico Sinfonica italiana diretta dal Maestro Diego Basso.

Queste tutte le tappe di Festival Show 2016:

29 luglio nell’Area Freccia Rossa di Brescia,
4 agosto in Piazzale Zenith a Bibione (Venezia),
11 agosto in Piazza Torino a Jesolo Lido (Venezia),
18 agosto nella Beach Arena di Lignano Sabbiadoro (Udine),
26 agosto in Piazza Ferretto a Mestre (Venezia),
3 settembre al Parco della Lesa a Cividale del Friuli (Udine),
13 settembre all’Arena di Verona – Finalissima

Fonte: brescia.virgilio.it