Pokémon Go, tutti pazzi per l’app del momento, compreso il capo dello Stato

Le discussioni sul referendum, ha detto il presidente Mattarella alla cerimonia del Ventaglio, “mi sono apparse surreali, come la caccia ai Pokémon”. Ebbene sì: anche il capo dello Stato è stato folgorato sulla via del videogioco già scaricato 7 milioni e mezzo di volte.
È proprio Pokémon Go il nome dell’app che, collegando uno smartphone al sistema satellitare di geolocalizzazione Gps, permette di trastullarsi in Ar (Augmented reality, “Realtà aumentata”) con i piccoli “mostri tascabili” (pocket monsters) ideati dalla Nintendo nel 1996, e allora protagonisti di un videogioco per la consolle portatile Game boy. Nel gioco si dovevano catturare, allenare in palestra, far combattere i propri pokémon contro quelli degli avversari. Scopo del gioco era arrivare a completare il pokédex, l’enciclopedia digitale che li raccoglieva tutti e 151. Negli anni sarebbero diventati 720.
Il più famoso dei pokémon, Pikachu, ha spopolato ovunque. In Giappone il piccolo roditore, come molti altri personaggi di manga o anime (Doraemon, Naruto, Detective Conan, etc.), è stato addirittura riprodotto in un francobollo. Ora, con l’arrivo sul mercato di Pokémon Go, la concorrenza si è fatta spietata. Con Gengar, che abita il buio e si nutre dei sogni delle persone, una venticinquenne cresciuta a pane e pokémon, Valeria Girardi (alias Hypnotic Soul) vorrebbe addirittura passare le proprie notti. Il simpatico Diglett, che vive sottoterra e, quando affiora in superficie, mostra solo la testa marrone, simile a un salsicciotto vagamente fallico, lo si vede fuoriuscire, in alcune foto circolanti su internet, dalla patta dei jeans, di una tuta, dei pantaloni del pigiama. E poi ci sono Gastly, Krabby, Magneton, Ponyta, Rattata, Tentacruel, Weedle… Potrebbe presto dare del filo da torcere a Pikachu perfino Magikarp, il pesce rosso e arancio che nessuno vorrebbe allenare: riesce a sopravvivere anche in acque inquinatissime, ma ha un rendimento imbarazzante. Pokémon Go, in ogni caso, non è un granché. Anzi, detto francamente, è piuttosto noioso.
Molti “pokémongomani”, per aggiungere alla loro collezione anche un solo mostriciattolo, farebbero di tutto. C’è chi si avventura nei luoghi più pericolosi o impensabili nei quali possono essersi nel frattempo concentrati altri giocatori alla ricerca di una palestra oppure di un pokéstop, luogo di stazionamento per rifornirsi, acquistando la merce con le pokécoins, di tutto il necessario: le indispensabili sfere (pokéball, megaball, ultraball) per la cattura dei pokémon; esche varie, alcune deliziosamente profumate, con le quali attirarli; una borsa più capiente per contenerli; medicamenti per curare i pokémon feriti (dopo un combattimento); uova da far dischiudere durante il tragitto.
Intanto chi ha fiutato l’affare si attrezza, fra neoproprietari di sedicenti palestre, cacciatori e allenatori di mostriciattoli a pagamento, proprietari di bar e ristoranti che si fanno pubblicità per favorire i raduni dei pokémaniaci nei pressi dei loro locali informando che gli esercizi sono situati nei pressi di un pokéstop (al momento non se ne possono creare di nuovi), una meta tanto agognata da aver indotto quattro malviventi del Missouri ad attirarvi alcuni adolescenti, al fine di derubarli.
In rete, di aneddoti e storie surreali, demenziali, assurde su Pokémon Go, ne circolano ormai a centinaia: in molti casi si tratta delle solite bufale, o di notizie parzialmente false o gonfiate a dismisura, in molti altri il racconto è invece autentico. Sembra intanto che un giovane americano abbia completato la sua raccolta, catturando 142 pokemon dei 151 (lo stesso numero della serie iniziale) teoricamente disponibili. Il ragazzo non avrebbe potuto fare di più (alcuni di quei 151 pokemon, fra cui l’ambitissimo Mewtwo, non sono stati ancora immessi sul mercato statunitense). Per portare a termine l’impresa ha catturato 4.269 pokémon, e per far schiudere le sue oltre 300 uova ha dovuto camminare, in due settimane, per più di 150 km. Un maratoneta.
Di Massimo Arcangeli e Sandro Mariani

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

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Uno strumento fondamentale per completare la brand identity è il Block notes: questo supporto permette di presentarsi con professionalità ed organizzazione, inoltre  grazie al prezzo contenuto, rappresenta un ottimo omaggio da lasciare ai propri clienti. DgPrinter è la tipografia online specializzata nella stampa di Block notes di qualità proponendo una vasta gamma di soluzioni. Il procedimento per la realizzazione del tuo nuovo strumento comunicativo è molto semplice: segui i rapidi passaggi presenti sul sito web ed in pochi giorni ti verranno recapitati i tuoi nuovi block notes personalizzati. Inizia scegliendo il formato tra A4, A5, A6; prosegui indicando il numero di fogli che desideri confezionare, termina specificando la data di preferenza per la consegna del pacco. DgPrinter è un partner serio ed affidabile sia per la sicurezza dei pagamenti che per la veloce esecuzione. Tutti i Block notes sono stampati con macchine professionali e all’avanguardia, impegnando sempre i migliori materiali al fine di garantire risultati di qualità in termini di resa. Block notes di alta qualità ad un prezzo imbattibile: provali subito.

Dalla birra alle api, storie di contaminazioni digitali

Vendono online, si alleano sul web, scalano mercati in rete. Sono i wwworkers

C’è un legame sempre più stretto tra l’America e un secolare monastero benedettino del centro-Italia. E non è fatto solo di preghiere e opere di bene. Siamo a Norcia, meno di cinquemila anime in provincia di Perugia, nel cuore dell’appennino umbro-marchigiano. Dalle mura di questo monastero partono alla volta degli States migliaia di litri di ottima birra artigianale. Si tratta della birra Nursia, prodotta in tutte le fasi di lavorazione – dall’imbottigliamento alla cottura, fino alla vendita – dagli stesso monaci. Sveglia alle tre e mezza del mattino con la prima cottura al forno e poi al lavoro per tutto il giorno. «Per noi il lavoro appartiene alla nostra stessa cultura», precisa padre Benedetto Nivakoff, cresciuto nel Connecticut e da quindici anni in Italia.

Il birrificio è nato quattro anni fa e l’impianto è già stato allargato. Oggi la birra è venduta nel monastero e ovunque nel mondo. «Grazie all’e-commerce abbiamo capito che il mercato americano ha sete di birre artigianali. Sono appena arrivati ordini anche da sud-Africa, Finlandia e Brasile».

Il digitale è entrato anche nel lavoro di uno degli ultimi maestri cartai italiani. A Fabriano, in quelle colline marchigiane regno incontrastato per la lavorazione della carta, il 52enne Sandro Tiberi, entrato nelle cartiere trent’anni fa e poi messosi in proprio, utilizza nanotecnologie idrorepellenti. Le applica alla superficie della carta, che diventa resistente all’acqua o all’olio. «Stiamo anche sperimentando una carta che possa sostituire il cuoio nelle borse», precisa Tiberi. E il plurale nel suo racconto è d’obbligo: nella bottega lavorano sette giovani, assunti con una startup innovativa.

Dalle Marche al Trentino: cinque ingegneri hanno deciso di aiutare le api e pure il business del miele. Di fatto hanno brevettato un alveare hi-tech: ora è possibile monitorare lo stato di salute delle api. «In fondo abbiamo portato Internet alle api», racconta Andrea Rossini, 38enne che ha acceso la startup Melixa. Il loro sistema di monitoraggio misura il peso dell’arnia, il numero delle api che entrano ed escono dall’apiario, le temperature interne ed esterne, la quantità di pioggia caduta.

Ecco allora il digitale che consente di vendere, di migliorare prodotti e servizi, di ottimizzare processi rendendoli più efficienti. Tecnologie che ibridano le imprese tradizionali, innestando cambiamenti anche nelle piccole e medie realtà del tessuto produttivo.

«L’Italia non è andata verso il digitale, è il digitale che è andato verso l’Italia. Con una rivoluzione che ci è stata imposta, perché le imprese sono diventate digitali spesso a loro insaputa, contaminate loro malgrado», afferma Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di strategia alla Sda Bocconi. Per il professore abbiamo perso dieci anni di massa critica, ma oggi Internet è nelle cose e permea l’industria, dalla logistica al packaging. «Ma attenzione: si tratta di un processo di ibridazione, non di digital trasformation».

Oggi una quota di digitalizzazione condiziona anche il capitale. «La tecnologia contribuisce a ridurre i costi perché ha un turn-over differente, facendo diminuire i livelli di investimento. Puoi acquistare tre macchine digitali per stampare piastrelle, quando prima te ne servivano cinque per lo stesso lavoro». Molte attività si stanno contaminando, ma con competenze che non necessitano più di una spinta verticalità. «Questo digitale non sta richiedendo tecnici qualificati: le interfacce sono semplificate, con una maggiore integrazione e una minore necessità di alfabetizzazione digitale».

Così questi wwworkers imbevuti di digitale vendono online, intessono alleanze sul web, scalano mercati in rete. Di più. Utilizzano le tecnologie per innovare imprese tradizionali, aiutando il made in Italy e innestando il digitale nei processi, nelle persone, nel fare impresa. Proprio questo esercito di lavoratori della rete si incontrerà giovedì 30 giugno alla Camera dei deputati per interrogare la politica, in un appuntamento promosso dalla community wwworkers.it con l’Intergruppo parlamentare all’innovazione, Facebook, Google, eBay, Ambasciata degli Stati Uniti in Italia e Rainews.

Si partirà dalle 10 azioni per l’economia digitale presentate tre anni fa, nell’insediamento della diciassettesima legislatura. Connettività, welfare, cultura: ecco le aree del manifesto che verranno riprese per capire cosa è stato fatto e quanto c’è ancora da fare. «L’Italia è indietro sul fronte della digitalizzazione , ma qualcosa si sta muovendo. Nella scuola il Governo sta investendo risorse, ci sono state alcune liberalizzazioni e semplificazioni, come l’accesso al wi-fi nei luoghi pubblici. E poi l’Iva sui prodotti di editoria digitale è stata adeguata a quella dei cartacei, mentre il Senato sta per licenziare due riforme per regolamentare lo smartworking», afferma Davide De Luca di Pagella Politica, piattaforma che si occuperà del fact-cheking di giovedì alla Camera. Di parere più critico Carnevale Maffè. «La connettività è un tema risolto, non abbiamo rilevanti problemi di copertura. Invece non è stato fatto alcunché per ritagliare uno spazio normativo sui nuovi lavori ibridi. Non ci sono state politiche attive, con un welfare inadeguato per far decollare l’economia digitale». Per Carnevale Maffè c’è una mancanza di comprensione del digitale come strumento a tutela del lavoro. «Invece di favorire il digitale fiscalmente, poiché è più tracciabile e trasparente, si è puntato sull’analogico. Ma la transizione al digitale è una conquista per il mondo del lavoro».

Fonte: nova.ilsole24ore.com

Lissone città di lettori: bibliotecha 160mila prestiti e arriva il prestito digitale

Sono 6.744 gli utenti residenti nel Comune di Lissone che nel corso del 2015 hanno effettuato almeno un prestito nella Biblioteca di residenza. Complessivamente, il numero di prestiti ammonta a quota 160.026, per un totale di 18.974 utenti complessivi che hanno utilizzato uno dei servizi della Biblioteca di Lissone (prestiti, rinnovi, Prestito Interbibliotecario in entrata e in uscita), a prescindere dalla Biblioteca di iscrizione.

Gli utenti “ridondanti”, ovvero quegli utenti che si sono recati in Biblioteca e hanno effettuato almeno un prestito (in sede e/o tramite Prestito Interbibliotecario) a prescindere dalla Biblioteca di iscrizione sono ben 8.017 e confermano l’importanza della struttura come polo culturale non solo lissonese, ma anche brianzolo.

Lissone si conferma “Città di lettori”, appassionata di libri e di narrativa multimediale, che sfrutta le potenzialità della struttura di Piazza IV Novembre non solo per il prestito ma anche per la lettura e la consultazione di testi. Nel periodo estivo, proprio per venire incontro alle esigenze dell’utenza, l’orario della Biblioteca sarà strutturato in modo tale da garantire sempre il servizio, dando riscontro all’aumento di utenza che si registra nel corso del mattino.

La biblioteca di Lissone fa parte di BrianzaBiblioteche, un sistema bibliotecario costituito da 37 biblioteche della Brianza milanese che, ogni anno, offrono, ad oltre 100.000 cittadini, un accesso ampio e qualificato alla conoscenza e spazi d’incontro, aggregazione, divertimento, studio e formazione per bambini, ragazzi, adulti, anziani, italiani e stranieri.

“L’importanza per il territorio di Lissone della Biblioteca è un dato di fatto assodato – commenta Elio Talarico, vicesindaco con Delega alla Biblioteca – ed è un presidio di conoscenza, informazione e promozione della lettura. Grazie alla biblioteca i nostri giovani si avvicinano alla cultura, scoprendo anche quella locale: come Amministrazione siamo consapevoli del ruolo strategico di questi luoghi e siamo soddisfatti di constatare l’ottimo grado di soddisfazione dell’utenza”.

UN NUOVO SERVIZIO – Da qualche giorno, gli utenti di Lissone – insieme a quelli delle altre biblioteche del circuito BrianzaBiblioteche – possono accedere al prestito digitale di eBook. Oggi è infatti possibile avere in prestito i bestseller e le novità della letteratura e della saggistica italiana e straniera sulla Media Library Online (http://brianzabiblioteche.medialibrary.it), la prima rete italiana di biblioteche pubbliche per l’accesso a risorse e collezioni digitali.

Ogni lettore utente di Brianzabiglioteche, può accedere con le proprie credenziali di accesso ai servizi online anche al portale di Brianzabiblioteche Mlol,  sul quale trovare varie tipologie di risorse digitali, a cui si aggiungono anche gli e-book in prestito. Il prestito digitale di e-book ha una durata di 14 giorni e sono consentiti 2 download al mese per utente. Se l’e-book che si desidera non è disponibile, perché in prestito, è possibile prenotarlo. Una mail avviserà quando l’e-book sarà ritornato disponibile. Da quel momento si avrà un giorno di tempo per effettuarne il download. Attraverso l’uso dell’App MLOL Reader, per ora disponibile nella versione per iPhone e iPad, sarà anche possibile trasferire e leggere gli e-book in  prestito sul proprio dispositivo mobile.

Fonte: www.mbnews.it

Google Fit : nuova grafica, obiettivi migliorati e molto altro

Grandissime novità per Google Fit, l’applicazione made in Big G che tiene traccia di ogni nostra attività nel corso della giornata che, dopo un periodo di totale assenza di aggiornamenti (l’ultimo risale a Gennaio), passa alla versione v1.57 con diverse migliorie e novità. Partiamo dall’interfaccia grafica che, pur mantenendo un’aria familiare ed intuitiva, subisce un deciso restyling con più colori e immagini di sfondo che andranno a riempire quegli spazi dove prima trovava posto il solito colore grigio di Google. (A sinistra nuova versione – A destra vecchia versione)

Migliorate le statistiche quotidiane che, adesso, sono visualizzate nella parte alta dello schermo con tutte le informazioni necessarie : minuti, chilometri percorsi, calorie bruciate e passi compiuti. Introdotta una nuova modalità Timeline, raggiungibile tramite un swipe da sinistra verso destra, che consentirà a tutti gli utenti di visualizzare le statistiche delle attività completate nei giorni e settimane precedenti.

Migliorata di molto la gestione degli obiettivi che adesso, oltre ad essere aggiunti nel pulsante flottante FAB, possono essere personalizzati e configurati sotto diversi profili. Potremo infatti configurare diversi tipi di attività, passi da compiere, la frequenza delle volte in cui andremo a correre o a fare yoga e così via.

Introdotto infine un nuovo widget con il quale potremo visualizzare in ogni momento della giornata nella nostra homescreen, l’elenco degli obiettivi e delle nostre attività quotidiane con un nuovo grafico.

L’aggiornamento in fase di roll-out, sarà disponibile nel Play Store nelle prossime ore. Se non volete attendere però, vi lasciamo al download dell’apk diretto da ApkMirror.com

Fonte: android.hdblog.it

Satira e grafica, un italiano vince il superconcorso di Istanbul

La tragedia dei migranti e le paure dell’Europa: l’opera di Marco De Angelis che ha vinto il primo premio

Il disegnatore italiano Marco De Angelis ha vinto il primo premio alla più prestigiosa mostra internazionale di grafica umoristica e satirica, l’Aydin Dogan International Cartoon Competition, che si tiene a Istanbul e celebrava quest’anno la sua 33esima edizione. Per De Angelis si tratta di un bis dopo 30 anni, visto che aveva già ottenuto il primo premio nel 1987. L’opera premiata è un disegno sulla tragedia dell’immigrazione attraverso il Mediterraneo e il lungo sonno dell’Europa ed è stato scelto da una giuria composta dalle migliori firme della grafica internazionale. Il brasiliano Antonio Gomes ha ricevuto il secondo premio, mentre il terzo è andato al turco Dogan Arslan. Il premio speciale istituito quest’anno è stato assegnato al turco Emrah Arikan. Il tema era “Più potere alle ragazze, più potere al mondo” ed è stato scelto per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di emarginazione e inferiorità delle donne nell’istruzione e nel lavoro, problema molto sentito anche in Turchia. Al concorso di Istanbul hanno partecipato 752 artisti di 68 paesi, con un totale di 2521 lavori. Il meglio del concorso  – 234 disegni di 183 autori – sarà il cuore della mostra in programma a Istanbul a novembre in occasione della premiazione.

Fonte: www.repubblica.it

DgPrinter.it – Volantini personalizzati di ogni misura

I volantini sono i supporti maggiormente utilizzati dalle aziende per la diffusione e la pubblicizzazione di prodotti, offerte o servizi. Il flyer è uno strumento particolarmente fruibile grazie alle dimensioni ridotte e al prezzo contenuto. DgPrinter è la tipografia online specializzata nella stampa di volantini su varie tipologie di carta e di grammatura. L’offerta di DgPrinter spazia tra diversi formati che, grazie alla stampa fronte o fronte e retro, ti permetteranno di inserire tutte le informazioni che ritieni indispensabili: A3, A4, A5 e A6. Attraverso il sito web, facile ed intuitivo, in pochi passaggi potrai scegliere il formato che desideri, la tipologia di carta , come ad esempio la patinata lucida o patinata opaca, splendorgel, woodstock betulla o tintoretto e la grammatura: grazie alla voce “plastificazione” potrai rendere il tuo volantino più resistente ai danni dell’usura.  In pochi passaggi potrai inviare al nostro reparto grafico il tuo flyer  che procederà con la fase impiantistica. Ti sarà possibile scegliere tra diverse preferenze di consegna e pagamento; la veloce esecuzione e la rapidità di evasione degli ordini, fanno di DgPrinter un’azienda seria, onesta e garantita. Volantini personalizzati di alta qualità ad un prezzo imbattibile: provali subito.

Il logo di Nintendo NX scompare dal trailer di RISE: Race the Future

Il logo di Nintendo NX è scomparso dal trailer di RISE: Race the Future come è stato notato oggi dagli occhi attenti e indagatori della rete.

Infatti qualche giorno fa è stato annunciato Rise: Race the Future, un racing game futuristico che sarebbe dovuto essere pubblicato per tutte le piattaforme compreso la prossima console di Nintendo, conosciuta con il nome in codice di NX.

Nintendo NX comunque sembra essere ufficialmente scomparsa dall’elenco delle console su cui verrà pubblicato RISE: Race the Future.

Ecco il nuovo trailer privo del logo della prossima console Nintendo, di cui comunque non conosciamo ancora il nome definitivo.

Fonte: www.vg247.it

Apple e Coca Cola, i messaggi nascosti nel logo

Cosa si nasconde dietro ai marchi più famosi? Una storia, magari occultata da un gioco grafico. Nel caso di Apple, la mela morsicata ha avuto negli anni diverse interpretazioni. E quella più accreditata, il riferimento alla “apple” dei Beatles – molto amati da Steve Jobs – non è quella corretta (anche per questioni di copyright). Dietro al logo del 1977, nato per sostituire quello poco accattivante di un Isaac Newton sotto un albero di mele, si nasconde la parola “morso” (in inglese “bite”, molto simile ai “bit”) e l’allusione al peccato originale, per spingere sull’anticonformismo della prima Apple (a cura di Federico Cella ed Elmar Burchia).

Rimaniamo in ambito tecnologico e si trova la geniale scritta Vaio, i computer che erano prodotti da Sony. Nasconde al suo interno l’integrazione tra l’analogico (l’onda formata dalle lettere «v» e «a») e il digitale (il codice binario 1 e 0, rappresentato dalla «i» e la «o»).

Amazon: forse uno dei loghi più riusciti. La freccia arancione che collega la «a» alla «z» – a sottolineare la completezza dell’offerta sull’ecommerce – forma anche un sorriso amichevole (con tanto di fossetta).

Super cliccata, Wikipedia, l’enciclopedia del Web, è rappresentata da un mappamondo formato da tasselli di puzzle contrassegnati da diversi simboli. Una parte però è sempre incompiuta, perché l’aggiornamento è in continua evoluzione.

LG: alcuni sostengono che il logo dell’azienda coreana sia un riferimento a Pac-Man (richiede un po’ di fantasia). Ciononostante, le due lettere formano una faccia che sorride e fa l’occhiolino.

Pinterest: nella «P» del logo del social network fondato nel 2010 (dedicato alla condivisione di foto, video ed immagini) è incorporata una spilla. In inglese si chiama “pin” e si riferisce all’opportunità degli utenti di appuntare le immagini sulla piattaforma.

Il marchio di auricolari Beats, di proprietà di Apple: la lettera «B» e il cerchio rosso sono stati posizionati per mostrare una persona che indossa le famose cuffie.

Usciamo (temporaneamente) dal mondo tech e andiamo su marchi famosi con allusioni grafiche ormai ben conosciute. Ma magari non da tutti. Per esempio Toblerone: il logo del produttore di cioccolato svizzero mostra, sul monte, il profilo di un orso eretto sulle zampe posteriori, che sembra danzare. Il monte è il Cervino. L’orso, invece, è il simbolo della cittadina svizzera di Berna, sede del Consiglio Federale e del primo laboratorio per la lavorazione del cioccolato.

Audi: i quattro cerchi nel logo della casa tedesca rappresentano i quattro fondatori nel 1932 del Consorzio Auto-Union. DKW, Horch, Wanderer e Audi, che lo ha poi ereditato.

FedEx: trovate la freccia! Punta verso destra ed è nascosta nel logo del colosso delle consegne tra la «E» arancione e la «x»: dà un senso di movimento, di efficienza. Un chiaro messaggio subliminale azzeccato.

Coca-Cola: è solo una coincidenza, ma nel logo (tra la seconda «o» e la «l») si intravede la bandiera danese. Una casualità che il colosso ha sfruttato in una campagna del 2013 in Danimarca.

Cosa significa «carrefour» in francese? Crocevia. Il logo della catena di supermercati richiama infatti le indicazioni stradali con la «C» visibile in negativo.

Formula 1: tra la «F» e l’«1» di colore rosso si nascondono i contorni di un «1» nello spazio vuoto.

Gillette: il messaggio qui è difficile da scovare. Tuttavia, si può notare come la «G» e la «i» del nome siano state «affilate», come un rasoio.

Bmw: il costruttore tedesco di automobili ha un passato nell’aviazione, ciò che viene ricordato anche nel logo. Le sezioni bianche rappresentano un’elica mentre quelle blu rappresentano il cielo. Non incidentalmente, si tratta anche dei colori della bandiera bavarese.

Barilla: nel 1952 l’azienda sospese la produzione del pane per dedicarsi esclusivamente alla produzione della pasta di semola e all’uovo; Erberto Carboni disegnò un nuovo logotìpo incorniciato in un ovale che, per alcuni, rappresenta il chiaro ed il rosso di un uovo sodo tagliato a metà. Segno di genuinità.

Legambiente: c’è un cigno ma anche una foglia e una conchiglia. Il cigno verde è opera di Gianni Sassi, grafico milanese che, per la creazione del logo, ha tratto ispirazione da alcune antiche stampe cinesi.

Torniamo all’ambiente tecnologico, e allo sfortunato Nintendo GameCube: il logo della quarta console prodotta con poco successo commerciale da Nintendo (nel 2002) non è solo un cubo all’interno di un cubo. La lettera «G» racchiude la «C» visibile in negativo

Sun Microsystems: prima di essere acquisita da Oracle, Sun era un importante produttore di computer. Il suo logo è un ambigramma perfetto: può essere letto da qualsiasi parte. Le quattro «S» visibili nel quadrato sono in realtà formate ciascuna da una «U» e da una «N».

L’app di archiviazione di “Evernote” sceglie l’elefante come simbolo del programma, vista la nota memoria degli elefanti. E l’orecchio dell’elefante ha una piega, un po’ come quelle che si fanno per lasciare il segno su libri e giornali.

Cisco: il logo rappresenta un segnale digitale che allo stesso tempo ricorda la sagoma del Golden Gate, il ponte icona di San Francisco cui fa riferimento il nome dell’azienda.

Jelly era una sorta di social network per rsipondere alle domande della rete inventato da Biz Stone, cofondatore di Twitter, nel 2013. Simbologia del logo: una medusa che rappresenta un cervello (quello mega della Rete). L’app non andò bene e Stone ora l’ha rilanciato come un motore di ricerca “intelligente”.

Ubuntu: il logo del sistema operativo open source rappresenta tre persone che si tengono per mano e guardando verso l’alto. Il nome, tra l’altro, deriva dall’antica parola zulu «umanità».

Picasa: il logo dell’applicazione di Google per organizzare e modificare fotografie racchiude una casa, «una casa per le vostre immagini»

Fuori dall’hi-tech, si va in bici. Nello specifico al Tour de France: quella palla gialla nel logo della famosa corsa ciclistica francese non rappresenta solamente il sole estivo. Nella «r» di Tour c’è un ciclista, e la “U” e la “O” precedenti completano la bicicletta su cui sta pedalando.

Milwaukee Brewers: le iniziali «M» e «B» della squadra di baseball della Major League Baseball (MLB) americana vanno a formare un guantone.

Nbc: nel logo della rete tv americana è nascosto il profilo di un pavone.

Unilever: la multinazionale produce praticamente di tutto. E lo mostra nel logo: nella «U» sono disegnati molti degli ambiti in cui è attiva.

Museo di Londra: i colori dietro la scritta sono rappresentazioni schematiche dell’evoluzione della pianta di Londra, dalle sue origini ai giorni nostri. Una sintesi visuale di tutto ciò che si può trovare nelle sale del museo della capitale inglese

Zoo di Colonia: nel logo non c’è solo l’elefante. Anche una giraffa, un rinoceronte e la cattedrale della città

Galeries Lafayette: nel logo un tributo al simbolo della Francia, la Torre Eiffel

Via Rail Canada: nel logo delle ferrovie canadesi si intravedono i binari del treno

Zoo di Pittsburgh: c’è il gorilla e il leone che si scrutano (negli spazi vuoti) e i pesci che saltano fuori dall’acqua. Una deliziosa illusione ottica

Orchestra sinfonica di Londra: le lettere «L», «S», «O» (London Symphony Orchestra) vanno a formare la sagoma di un direttore d’orchestra

L’associazione non profit inglese che si occupa di trovare casa agli homeless ha una forma di casa nella “H”.

Andiamo sul raffinato per questa società di ricerca di mercato americana: considerando i quadrati blu come “1” e quelli grigi come “0”, in codice binario abbiamo replicato il nome dell’azienda, “80” (sopra) e “20” (sotto).

Chiudiamo in dolcezza: la Baskin Robbins produce gelati negli Stati Uniti. Nel nome si legge il numero di gusti proposti, 31!

Fonte: www.corriere.it

Decorare la parete con profili, fregi, stickers

Con l’inserimento di un fregio, di un profilo o di un rosone si possono riproporzionare visivamente gli ambienti o rivisitarli in chiave più decorativa, mentre per un intervento veramente easy si possono applicare alle pareti degli stickers. Vi proponiamo alcune idee da cui prendere spunto.

Arricchire un ambiente con profili e decori a rilievo permette anche di modificare l’effetto visivo dei volumi in modo facile e veloce perché si possono aggiungere in qualsiasi momento, anche con il fai da te. Spesso prêt à porter, si applicano e si tolgono con relativa facilità. Che puntino sul décor classico o sull’essenzialità, grazie al fatto che sono tridimensionali, le applicazioni in gesso o materiali sintetici hanno un forte impatto estetico, anche quando sono tono su tono. Offrendo appunto la possibilità di ridisegnare visivamente i volumi, in altezza, larghezza e profondità.

Nella stanza di impianto classico della foto qui sotto, che mixa mobili antichi a una zona pranzo moderna, si distinguono due ordini di decorazione: la scelta policromatica e la sua resa attraverso gli elementi ornamentali. La boiserie in poliuretano, dipinta a smalto, serve a “spezzare” l’altezza delle pareti, creando due zone di colore distinte. Quella inferiore dipinta in una tonalità di azzurro scuro e caldo mette in risalto i mobili senza un contrasto troppo forte. Quella più chiara, sopra, fa da sfondo al grande quadro, riproporzionando il suo rapporto conla parete. I passaggi da un’area all’altra sono sottolineati da zoccolini e profili, che essendo a rilievo spiccano anche quando sono coordinati.

Fughe multicolor e stucchi plastici

Nella foto sotto, triplo effetto con un solo prodotto: un particolare sigillante trasforma le fughe fra le piastrelle in elementi decorativi e, con l’aggiunta di un additivo, diventa anche un rasante per rifinire le pareti con un’immagine coordinata. Così è adatto per tutti gli ambienti della casa.

Su queste superfici si possono poi aggiungere motivi a stencil nello stesso materiale. Con una texture a rilievo, molto piacevole anche al tatto, questi decori si presentano sotto forma di fogli indeformabili, resistenti, lavabili con acqua e riutilizzabili infinite volte.

Decori sintetici

Di produzione industriale, profili e fregi in materiali artificiali sono particolarmente versatili. Disponibili in un’ampia gamma di prodotti diversificati  per forme e stili, a prima vista possono sembrano tutti uguali ma in realtà cambiano la composizione e la consistenza dei materiali. La classificazione principale comprende elementi realizzati in:

polistirolo: economico, leggero e di facile applicazione, è indicato per le decorazioni non esposte a urti;

polimero a media densità: adatto per decorazioni di linea geometrica e di gusto moderno;

polimeri ad alta densità: particolarmente resistenti agli urti, sono ideali per battiscopa e contorni porta;

poliuretano di alta gamma: anche in versione flessibile per essere applicato su superfici arrotondate.

Nella maggior parte dei casi questi prodotti, di colore bianco, sono pretrattati con un fondo di primer all’acqua e si possono rifinire con ogni tipo di pittura acrilica.

Si fissano perlopiù con appositi collanti, ma in certi casi è richiesta l’inchiodatura; pronti all’uso, si riescono ad applicare facilmente con interventi fai da te: basta un po’ di manualità.

Una cornice, tanti usi

Con uno stesso profilo polimerico è possibile, come nella proposta della foto sotto, incorniciare il vano porta, ma anche realizzare lo zoccolino. La forma larga e bombata della cornice risalta in modo particolare anche quando il colore è uniforme alla parete. Per un risultato coordinato si possono poi utilizzare decori nel medesimo materiale.

Anche colonne e capitelli

Uno dei pregi di questa tecnica decorativa è quello di poter spaziare da uno stile all’altro e ricreare atmosfere ad hoc. Ne è un esempio l’immagine sotto. Le diverse collezioni, infatti, traggono ispirazione dai dettami decorativi del passato, riproponendone i tratti caratteristici. Per questo è possibile aggiungere una patina classica anche a interni moderni, sempre tenendo conto che certi canoni architettonici non si possono stravolgere. Le versioni dalle linee più essenziali sono indicate per creare punti attenzionali o smorzare l’effetto complessivo creato da composizoni particolarmante elaborate. Trattandosi di elementi ornamentali, va sempre  esclusa qualsiasi funzione strutturale, perché non sono adatti a sopportare carichi.

Oltre a essere un’applicazione di tipo decorativo, alcuni pezzi hanno una funzione pratica: esistono per esempio battiscopa predisposti per il passaggio di canaline oppure fasce modanate e velette che nascondono luci dall’effetto molto scenografico.

Mixare gli stili

Un risultato particolarmente piacevole, adatto sia ad ambienti di gusto classico sia molto moderno, si ottiene accostando elementi dalle linee rigorose e geometriche ad applicazioni più lavorate.

Lo dimostra questa soluzione: una semplice cornice vuota riesce a decorare la parete diventandone protagonista, così come un profilo “intagliato” sottolinea lo stacco fra soffitto e parete anche nella piena uniformità cromatica.

Si possono anche rivestire porte e ante: ci sono appositi pannelli modanati, da applicare con collanti specifici.

Fonte: www.cosedicasa.com